Il Gran San Bernardo si colloca in una posizione a dir poco panoramica tra alcuni dei più maestosi monti della catena alpina. Essi raggiungono quote molto elevate e rappresentano una esclusiva fonte di attrazione turistica soprattutto naturalistica e sportiva. Tra le cime più importanti che si ergono a ridosso del Gran San Bernardo sono da ricordare il Monte Vèlan che supera i 3700 metri di altezza e il Grand Goillà che supera i 3200 metri di altezza, il Monte Fallère e il Bella Comba poco al di sopra dei 3000 m di altezza, il Mont Mort e la Testa Serena che superano i 2800 metri di altezza. |
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I nuclei abitati di un certo rilievo sono Saint Oyen, Gignod, Etroubles, Allein, Saint-Rhémy-en-Bosses. Il Gran San Bernardo è collegato al fondovalle da un tratto stradale ampio e perfettamente asfaltato che all'altezza della località di Sant'Oyen si divide in due rami che conducono entrambi al confine con la Svizzera ma si differenziano in termini di bellezza paesaggistica. Da una parte la strada è dotata di paravalanghe e consente il passaggio in Svizzera in qualunque periodo dell'anno in quanto non giunge fino al colle del Gran San Bernardo, mentre l'altro tratto si fa più stretto e ripido e sale fino al colle del Gran San Bernardo attraverso un angolo di natura incontaminato e selvaggio regalando ai visitatori una veduta davvero straordinaria. Il piccolo bacino lacustre che rimane gelato fino a primavera piena e lo splendido panorama che si apre davanti agli occhi dell'osservatore regalano momenti di intensa emozione da vivere da soli o in compagnia nella più totale tranquillità. Il colle del Gran San Bernardo è ricoperto di neve per la maggior parte dell'anno e a causa della sua posizione geografica, esposta a settentrione, registra temperature piuttosto rigide.
Dal punto di vista storico il Gran San Bernardo ha sempre rivestito un ruolo chiave nei traffici tra l'Europa meridionale e l'Europa del Nord. Secondo i ritrovamenti il Gran San Bernardo ha assolto a questo compito fin dal III millennio prima di Cristo. Oggi il Gran San Bernardo, oltre ad aver conservato la sua fondamentale funzione di via di comunicazione, è anche un sito archeologico di un certo interesse. Molti i resti che ci riportano all'epoca del grande impero romano. È a questi tempi che risale la realizzazione del tempio eretto in onore di Giove Pennino, per non parlare poi delle tracce di antichi edifici che secondo gli studi dovevano rappresentare punti di sosta nel percorso che avrebbe condotto al di là della catena alpina. I romani furono anche quelli che si preoccuparono di trasformare il Gran San Bernardo da semplice sentiero angusto e ripido ad ampia strada lastricata con il conseguente consistente aumento delle traversate verso l'Europa del Nord. Una delle vie di comunicazione più importanti tra la capitale e l'Europa del nord passava attraverso il Gran San Bernardo. Era la via Francigena, la strada che conduceva una quantità indefinita di pellegrini verso Roma, oltre ad essere il centro dei traffici commerciali e fiscali tra la pianura padana e la Toscana e Fiandra e Champagne. Il Medioevo fu altrettanto prosperoso per il Gran San Bernardo almeno fino al momento in cui i Saraceni, a causa dei loro saccheggi, non provocarono il progressivo abbandono del territorio. Ai secoli successivi invece risale la costruzione di un ospizio, ad opera di San Bernardo e gestito da canonici, allo scopo di ostacolare le aggressioni dei Saraceni contro i poveri viaggiatori e coloro che attraversavano il passo del Gran San Bernardo. Grazie alla loro formidabile opera di assistenza ben presto i canonici dell'ospizio ottennero i favori di potenti signori locali che offrivano all'ospizio benefici e vantaggi economici. Intorno al 1500 i canonici decisero di avvalersi dell'aiuto di cani, una razza in particolare, che facessero da guardia all'ospizio, facessero da supporto nel trasporto di piccoli carichi, fungessero da forza motrice nel caso dei mulini che azionavano la cucina dell'edificio. Ma le funzioni più importanti che questi cani assolvevano e che li resero particolarmente noti in tutti il mondo consistevano nella previsione di valanghe, nel tracciare le piste sulla neve fresca, nel ritrovare i dispersi in caso di tempeste di neve o nel caso in cui questi fossero stati travolti da valanghe. È proprio da questi cani che nel XIX nacque quella razza che oggi tutti conosciamo con il nome di San Bernardo. |