IL CARNEVALE DI CENTO

Da festa del popolo a fenomeno di massa
Cento è un bellissimo comune del ferrarese in cui si celebra annualmente uno dei carnevali storici e più importanti d'Italia. Questa antica tradizione di celebrare il carnevale è stata raffigurata in uno splendido quadro di Guercino datato 1615, in cui viene raffigurato, quasi per sineddoca, la maschera centese di Berlingaccio che partecipa a una festa mascherata che si svolge nel palazzo comunale di Cento il giorno di giovedì grasso. Questa festa era stata organizzata dal Magistrato comunale, per donare alla città in questo momento di gioia e di festa una serie molto ricca di colori, odori e sapori di dolci tipici del carnevale e di rinfreschi da accompagnare alle leccornie che vengono mangiate per la festa di Carnevale.
Proprio da questo episodio, da questo momento storico così ben raffigurato dal pittore centese ha inizio la tradizione, ormai secolare, del Carnevale di Cento. Ma bisogna ricordare che questa grande festa di carnevale han avuto i tratti tipicamente locale e una diffusione territoriale poco estesa fino alla fine del fino alla fine degli anni Ottanta, quando una organizzazione molto serie, professionale, meticolosa, attenta e pignola, ma capace di organizzare bene e in grande, un grande evento, fino a portarlo a divenire uno dei più importanti carnevali del mondo, di fama mondiale, molto amato, rinomato e stimato in Italia e all'estero. In questo processo un uso attento e oculato dei mezzi televisivi, radiofonici e di comunicazione di massa oltre una ottima politica di marketing per vendere nel modo migliore un prodotto artigianale, fatto di appassionati, di qualità umano, di tempo e di tante ore dedicate tutte le settimane, ogni anno, per realizzare un carro allegorico all'altezza per l'anno successivo. Questo sforzo, questa capacità, questo impegno e questa professionalità hanno portato il Carnevale di Cento alla ribalta mondiale.
Questo carnevale, a differenza degli altri si caratterizza per uno spirito goliardico, giocoso, scherzoso, tanto bello e folcloristico da essere amato dagli adulti e dai bambini, che restano sempre incantati, stupiti, semplicemente a bocca aperta dinnanzi ai grandi carri allegorici in cartapesta che passano di misura fra le strette vie del centro storico. Questa sfilata di carri fra le vie del centro si svolge ogni domenica di carnevale, passando fra le ali festanti di folla, che occorre sempre numerosa.

La sfilata dei carri allegorici in cartapesta e il gettito di dolci e pupazzi dai carri del carnevale
I carri del carnevale sono vere e proprie opere d'arte, sono delle rappresentazioni allegoriche e ironiche dei costumi, dei malcostumi e dei fatti di cronaca della vita quotidiana. I carri vengono costruiti da associazioni carnevalesche, sono in tutto 6:
- Ribelli
- Risveglio
- Ragazzi del Guercino
- Mazalora
- Toponi
- Riscatto
Gli appartenenti a queste associazioni si ritrovano quasi tutti i giorni dei lunghi inverni padani per preparare i carri allegorici per le sfilate, dei veri e propri monumenti in cartapesta, frutto dell'allegria, della voglia di stare insieme, di giocare, di divertirsi, di scherzare, i valori del sano divertimento, dell'ironia che stanno alla base del gioco e del carnevale. Queste vere e proprie opere d'arte realizzate in cartapesta possono essere veramente imponenti, hanno delle dimensioni molto grandi, 6 metri di larghezza e 20 di larghezza e di altezza. All'interno di questi capolavori di artigianato e di creatività, di colore e di decorazione, ci sono dentro dei veri e propri capolavori di ingegneria meccanica ed idraulica, per consentire a queste enormi strutture di muoversi nello spazio. Ovviamente il carro più bello, quello meglio realizzato vincerà in primo premio del carnevale di Cento.
Ogni associazione carnevalesca è un gruppo molto numerose, si arriva quasi a 500 o 600 persone e durante la sfilata dei carri per le vie del centro storico, alcuni restano a bordo del carro a fare la scenografia e la coreografia con animazioni e giochi, mentre gli altri, la maggior parte, sfilano davanti al carro creando un bel serpentone umano dai colori vivaci che coinvolge il pubblico ai lati della strada e gioca con loro in modo simpatico e scherzoso.
A questo carnevale partecipano e sfilano per le vie del centro storico anche numerosi gruppi di artisti, di comici, di gruppo di ballo e canto folcloristico, per vengono per questa occasione da ogni zona d'Italia e d'Europa pur di partecipare a un evento che più che un carnevale può essere definito il carnevale. In questo modo si possono far conoscere alò grande pubblico e possono conoscere il pubblico con un coinvolgimento reciproco ricco di allegria, trasgressione e divertimento anche sfrenato. grazie alla musica, al ballo e alla voglia di divertirsi innata in ognuno di noi.
Una delle caratteristiche più significative del Carnevale di Cento è il così detto il gettito. Ovvero il lancio di premi, dolci e gadget dai carri verso il pubblico festante che assiste o partecipa alla sfilata dei carro allegorici. I premi che vengono lanciati dai carri al pubblico in questo carnevale sono caratteristi: palloni di ogni coloro, forma e misura, materassini gonfiabili, pupazzi di peluche di grandi dimensioni, a forma di balena, delfino e orca che vengono letteralmente fatti nuotare fra le ali di folla che fiancheggiano i carri, che si muovono come navi in mezzo al mare. Tutti questi ricche premi vengono lanciati con profusione da una torretta che si trova sulla parte posteriore del carro allegorico, assieme a coriandoli, stelle filanti, caramelli, cioccolatini e dolci vari, in modo tale che nessuno torni a casa a mani vuote.
La maschera caratteristica di Cento e del suo carnevale risale all'ottocento, si chiama Tasi ed è un personaggio che dovendo scegliere fra la moglie e un bicchiere di buon lambrusco, preferiva sempre il vino alla dolce consorte e, secondo la tradizione, è sempre accompagnato dalla sua immancabile volpe. Tasi, con il suo elegantissimo frac e la sua inseparabile volpe apre sempre la sfilata dei carri allegorici del Carnevale di Cento. Questo accade per tutti i giorni in cui dura il carnevale, tranne l'ultimo, perché in quell'occasione recita un testamento in cui prende in giro alcuni personaggi noti di Cento e poi viene bruciata al rogo la sua effige realizzata in legno.

Il gran finale del carnevale di Cento: lo spettacolo pirotecnico e la storia del carnevale
Nel corso della quinta e ultima domenica in cui si svolge il Carnevale di Cento, al termine della sfilata dei carri allegorici viene proclamato il carro vincitore al quale fa seguito un bellissimo spettacolo pirotecnica, con numerosi e colorati fuochi d'artificio che illuminano il cielo stellato di Centro a giorno, accompagnati da una bella colona sonora. Lo spettacolo si svolge nella piazza di fronte al monumento che è il simbolo di Cento: la Rocca medioevale.
Ma la storia del carnevale di questa bella città ferrarese è ben diversa da quanto accade oggi. Le prime testimonianze di questo evento mondano risalgono al 1615 e sono raffigurate in bel dipinto del Guercino. Ma purtroppo, nel corso del Seicento il rito del carnevale era anche accompagnato da persone che si lasciavano andare ai loro istinti più beceri e primordiali, dando adito a casi di abusi e di violenza, per evitare questa situazione il Governatore e il Gonfaloniere della città emanarono numerose ordinanze restrittive. Proprio in quegli anni il carnevale subì una evoluzione stilistica, passando dall'antica tradizione di soggetti fiabeschi, alle maschere che rappresentano i personaggi contemporanei nei loro atteggiamenti tipici.
Ai primi del Novecento i centesi decisero di incoronare un proprio re del carnevale, un personaggio storico e molto noto in questo comune romagnolo: Emilio Tasini detto Tasi, che poi divenne anche la maschera simbolo del carnevale di cento. Questo nuovo personaggio aveva il compito di rappresentare la coscienza del carnevale.
Le società che ritrovano nei mesi invernali a costruire i carri risalgono all'immediato dopoguerra, il 1947, alcune delle quali sono ancora attive e sempre presenti alle sfilate domenicali con i loro carri allegorici ottimamente preparati nei mesi invernali.
Nel corso degli anni Ottanta il carnevale ebbe una svolta, o sarebbe meglio dire una rivoluzione, perse il suo carattere locale per diventare un evento a livello italiano, in un primo momento, europeo in un secondo momento e mondiale negli anni novanta del novecento, grazie al sapiente intervento del patron Ivano Malservisi, che seppe risvegliare l'entusiasmo che negli anni si era assopito, seppe riportarlo agli antichi splendori, fino a ottenere il gemellaggio con quello di Rio de Janeiro.
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